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Associazione Ceva nella Storia - Calamità

Calamità

In questa pagina si prendono in esame quegli avvenimenti funesti che nel corso dei secoli, episodicamente, ma quasi sempre con particolare intensità, hanno creato gravi nocumenti alle popolazioni già di per sé martoriate, fatta eccezione per gli ultimi decenni, dal ripetersi di eventi guerreschi e dalle nefaste conseguenze ad essi collegate.

La conformazione collinare del territorio cebano è la cagione della presenza di un considerevole numero di corsi d’acqua. Molti si presentano con l’aspetto di rivoli impetuosi che discendono dai tanti declivi boschivi, alcuni sono ruscelli meno irruenti che attraversano le zone di campagna poco scoscese, altri hanno la consistenza di veri e propri torrenti e poi c’è il Tanaro, che, appena abbandonato il suo corso montano, raccoglie le acque di tutti questi lambendo la parte sud occidentale della città, andando infine, poco fuori dell’abitato, a ricevere quelle del suo maggior affluente, il Cevetta, il cui alveo rasenta Ceva dalla parte opposta.
Il motivo per cui i primi nuclei residenziali nacquero sul crinale che saliva verso l’antica chiesa di sant’Andrea, l’attuale borgo della Torretta, o sui pendii verso i Poggi Santo Spirito fu proprio per preservarsi dall’impeto delle acque nei periodi particolarmente abbondanti di precipitazioni atmosferiche. Oltre che per strategia difensiva, identico espediente adottarono i primi marchesi Ceva, discendenti di Aleramo, provvedendo a costruire la loro dimora in sito abbastanza elevato rispetto allo scorrere del Tanaro e del Cevetta. Intorno alla residenza nobiliare tosto si venne a formare un popoloso quartiere che occupava praticamente tutto il suolo del piccolo altipiano.
Verso la seconda metà del XIII secolo, però, si iniziò a registrare un sensibile e costante aumento della popolazione, dovuto all’incremento delle attività commerciali ed artigianali che stavano facendo di Ceva anche un importante centro di transito da e verso la riviera. Non trovando più spazi abitativi sull’altura intorno al castello aleramico, si cominciò ad occupare progressivamente l’ampia superficie che dalla riva del pianoro di Soraglia si espandeva sino al greto del Cevetta, formando l’agglomerato urbano che corrisponde all’attuale centro storico. Gli insediamenti si diramarono poi anche lungo la vasta area che, costeggiando la riva sinistra del medesimo torrente, si estendeva ai piedi del versante nord dell’altura anzidetta, andando a costituire quello che venne chiamato Borgo Inferiore o Borgo Sottano.
Queste furono soluzioni urbanistiche un po’ improvvide se comparate con le caratteristiche naturali e la collocazione geografica dei terreni interessati. Ragioni economiche e commerciali, ma anche di difesa, non consentirono però uno sviluppo edilizio distante da quello che era stato il primitivo insediamento e continuava ad essere la sede di riferimento del potere marchionale. In questo modo la città divenne ovviamente più soggetta a subire gli effetti dei fenomeni alluvionali.
Tuttavia questi non servirono da utile ammonimento, poiché ancora nel secolo scorso vennero urbanizzate molte zone a ridosso del fiume e dei torrenti senza, a volte, provvedere contestualmente alle necessarie opere di protezione idrogeologica ed i disastri finirono immancabilmente per ripetersi.

Vengono qui descritte quelle che la storia ricorda come le inondazioni più calamitose anche se il loro numero è stato sicuramente maggiore.

Oltre ad approfondire i disastri naturali provocati da fenomeni atmosferici ed a volte amplificati dall’attività umana e dalla vulnerabilità del territorio, si elencano anche carestie, distruzioni di raccolti, pestilenze ed altri generi di contagi con cui la gente ebbe a misurarsi e subire nel percorso del suo vivere in queste contrade, di cui si è trovata documentazione.


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